I nuovi dati della Camera di Commercio di Napoli sulla creazione di aziende nel 2011: a fare da traino sono i comuni intorno alla città della Fiat, mentre il Vesuviano e il Nolano frenano
Il sistema imprenditoriale napoletano resiste al prolungarsi della crisi, ma da comune a comune, come è ovvio che via, varia la vitalità delle imprese. Gli ultimi dati diffusi di recente dal Bollettino di statistica della Camera di commercio di Napoli arrivano fino al settembre del 2011: "non si registra un forte processo di chiusura delle aziende che operano sul mercato", registra l'Ufficio di statistica di Piazza Bovio, "ma piuttosto una comprensibile esitazione ad avviare nuove attività in un momento caratterizzato ancora da incertezza".
A livello provinciale, il numero di imprese è cresciuto dello 0,63 percento, nei primi nove mesi dell'anno appena trascorso. Una crescita timida, dunque, ma l'impatto della crisi avrebbe potuto essere di certo peggiore. Le previsioni per il 2012, infatti, non sono rosee: si prevede che il tasso di disoccupazione, nella nostra regione, salga ancora di tre punti, e in particolare il tasso di disoccupazione giovanile potrebbe raggiungere livelli ancora più drammatici, vicini al 45 percento. In questo anno appena iniziato, ci dicono le previsioni, il Pil regionale appare destinato ad abbattersi di quasi un punto percentuale.
Il barometro dell'economia, dunque, volge al peggio. E visto che calano i consumi delle famiglie (la previsione per quest'anno è di un meno 0,7 percento in Campania), a soffrire sono sopratutto i settori legati alla domanda interna, in particolare il commercio e il mattone. L'export, invece, prova a sollevare la testa, e nei primi nove mesi del 2011 fa registrare un incoraggiante più dieci percento nel complesso della provincia di Napoli. In questo quadro, il bollettino di Piazza Bovio fa il bilancio, comune per comune, dei morti e dei nati, in termini di imprese: le nuove iscrizioni alla Camera di Commercio, e le cessazioni di attività, disegnano una mappa variegata sul territorio a Nord-Est di Napoli.
Come al solito, l'imprenditorialità è più vivace a Pomigliano e dintorni: questa è l'area più dinamica della provincia, superata solo dalla cintura dei comuni della fascia Giugliano-Frattamaggiore. Da gennaio a settembre 2011 il numero di imprese attive nel Pomiglianese è cresciuto dello 0,77 percento: merito non tanto di Pomigliano, ma dei comuni vicini. Crescono le varie Mariglianella, Castelcisterna, Volla, San Vitaliano, con tassi di sviluppo delle imprese superiori al 2 percento. Il Pomiglianese, che in questa classificazione comprende anche Acerra, Casalnuovo e Marigliano, nel suo complesso frena, tuttavia, rispetto ai primi mesi del 2010, quando il numero di imprese cresceva di oltre un punto percentuale.
Anche l'area vesuviana prova a fare da traino, con un più 0,60 percento di imprese da gennaio a settembre 2011: tuttavia a rallentare è Somma. Nei primi nove mesi dell'anno, nascono 112 imprese e ne muoiono 108, con un saldo positivo di appena quattro unità. Sant'Anastasia perde colpi (meno 0,37 percento di imprese registrate), mentre crescono Terzigno e San Giuseppe, con tassi vicini all'uno percento. L'area vesuviana costiera, dal canto suo, appare abbastanza ferma, con una crescita di appena lo 0,15 percento nel numero di imprese, e neppure l'area nolana vola, nonostante i grandi investimenti legati al polo commerciale e ai trasporti (il numero di imprese cresce dello 0,33 percento contro lo 0,66 del periodo gennaio-settembre 2010).
Certo, sono numeri puramente quantitativi e non danno indicazioni sulla qualità dell'economia. Paradossalmente, il proliferare di imprese potrebbe, in alcuni casi, essere sinonimo di frammentazione del tessuto economico. Tanto che Casartigiani Napoli di recente ha lanciato un monito: attenzione, hanno segnalato i rappresentanti degli artigiani, la crisi spinge un numero crescente di persone a mettersi in proprio. E così si assiste, ad esempio, a un boom delle pizzerie da asporto a Napoli e dintorni. Si tratta di gesti di vitalità, forse, ma è anche il risultato dell'erosione delle opportunità più strutturate.
Pochi giorni fa, intervistato dal Corriere del Mezzogiorno, Carmine Crisci, segretario provinciale della Cisl casertana, è andato oltre in questa analisi: c'è un fenomeno strisciante di prostituzione da crisi, ha segnalato il sindacalista: il fenomeno vede protagoniste donne italiane che hanno perso il posto, o i cui mariti hanno perso il posto. Non sono certo registrate alla Camera di Commercio, ma in questo caso è evidente che si fa strada una micro-imprenditorialità guidata più dalla disperazione che dalla creatività.
(Fonte: ilmediano.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

